Lingue e dialetti a Verona

Quello di Verona è un dialetto della lingua veneta, come tutti i dialetti del nord Italia, derivato dalle parlate galloromanze come volgarizzazione del latino. Il sostrato celtico preistorico, moderato dall'influenza del latino classico, ritornò a manifestarsi col declino e la caduta dell'impero, poi con la presenza franca e nel tardo medioevo, con l'opera dei trovatori provenzali e dei loro imitatori locali (XIII secolo). Uno dei primi esempi di produzione letteraria in volgare veronese è costituito da due poemetti in versi alessandrini, il De Babilonia civitate infernali e il De Jerusalemi celesti, composti da un frate francescano detto Giacomino da Verona.

Terra di conquista (come tutto il Nord Italia), il veronese ha subito nei secoli influenze francesi (dominazione napoleonica) e tedesche (dominazione asburgica). Nel corso del Novecento la produzione poetica in dialetto veronese ha ricevuto nuova linfa grazie all'opera di poeti come Berto Barbarani e Tolo da Re.

Solitamente il veronese è classificato come una variante del veneto, di cui condivide molte strutture grammaticali, come il pronome clitico obbligatorio (lu el dise, mentre in italiano è lui dice); tuttavia, a causa della peculiare collocazione geografica al confine tra Veneto e Lombardia, esso ha assorbito sia elementi veneti che lombardi, e si discosta perciò significativamente sia dalle parlate bresciane e mantovane a ovest, sia da quelle vicentine e padovane a est (con le quali è comunque altamente intellegibile).